Censimento e dati "sensibili"
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Ci sono dei dati il cui segreto è custodito meglio dei tesori d’arte coma la Gioconda o la Pietà di Michelangelo. Mi riferisco ai dati sulle persone con disabilità. Provare per credere. Cercate di ottenere dagli uffici della vostra regione il numero delle persone con disabilità grave e gravissima, da certificazione legge 104 e vedete il risultato. Se ci riuscite site più bravi del Commissario Montalbano, perchè vi risponderanno che sono dati sensibili, ove per “sensibili” si deve intendere : “non ve li diamo!”.
Il sospetto che viene è che neanche loro, in realtà, li abbiano, e che non sappiano neanche dove andarli a prendere. Tant’è vero che quasi tutti i Piani di Zona degli Enti d’Ambito Sociali Territoriali, presentano dati “presuntivi” e di massima.
Solo l’INPS è in grado di dire quante indennità di accompagnamento eroga (e vorrei ben vedere).
Ora arriva il censimento.
Qualche ingenuo penserà:” finalmente ci chiederanno, tra le tante domande, se in famiglia c’è un disabile grave, se è ricoverato, se ha un famigliare dedicato a lui per 24 ore al giorno” e, magari, anche quali problemi comporta ecc. ecc.. manco per sogno!
Quello che interessa sapere fondamentalmente sono notizie sulla casa e sulla composizione famigliare.
Su questi due punti, fateci caso, le notizie che interessano, sono quelle dalle quali si potranno desumere, essenzialmente dei dati, che, dal punto di vista sociologico, indicheranno che tipologia di consumatori siamo stati e potremo essere nel futuro.
Almeno questo è quello che desume un comune cittadino.
Sicuramente qualche professorone ci spiegherà che non è così, che la finalità di questo censimento obbligatorio è ben altra, magari riuscirà anche a convincerci che i dati che si desumeranno serviranno ad indirizzare le politiche economiche e sociali del governo ecc.; sarà pur vero, ma a me rimane il fastidioso sospetto che questi dati serviranno sì ad indirizzare le politiche economiche ma non del governo, piuttosto delle multinazionali che ormai dominano la nostra vita e che, a spese della società, quindi nostre, avranno, come hanno sempre avuto del resto, una marea di dati utilissimi per le loro strategie di mercato.
Ritorniamo ai dati sulle persone con disabilità e poniamoci una domanda: perchè l’accesso a questi dati, ammesso che esistano e siano attendibili, è quasi impossibile? Eppure, dovrebbero interessare anche tutte quelle multinazionali, per esempio quelle degli ausili, insieme al mondo della sanità e del sociale che vive, sopravvive, specula e spesso si arricchisce sulle spalle della disabilità.
Il fatto è che, se questi dati fossero resi pubblici finalmente si potrebbe fare una seria programmazione e ripartizione nel campo del sociale; finalmente potrebbe esserci una presa di coscienza dell’immenso valore economico della disabilità e, Dio non voglia, lo sconvolgimento sociale potrebbe essere tanto forte che, tutti i potentati che prosperano sull’ignaro e inconsapevole disabile potrebbero tremare.
Che cosa c’entra il censimento?
Il censimento avrebbe potuto essere uno strumento formidabile per il rilevamento di quei dati che interessano tutti coloro che si occupano, magari volontariamente e cioè gratis, di sociale. È ben per questo che si evitano accuratamente quelle domande che potrebbero far emergere lo stato di sfinimento e prostrazione vissuto dalle famiglie che supportano e sopportano al loro interno una persona con disabilità, o magari tossicodipendente o magari uscito di galera in cerca di redenzione.
Ciò che sembra interessare con questo censimento è riuscire a desumere dati come: quanti televisori o lavatrici si compreranno nei prossimi 10 anni, quante persone saranno in cerca di appartamenti da acquistare nei prossimi 10 anni. Quanti invecchieranno e quindi avranno bisogno di una casa di riposo, o di bare, o di loculi (perdonatemi l’ironico cinismo) o meglio ancora di farmaci per l’artrosi o i reumatismi, o addirittura di vaccini.
Credo che interessi anche sapere: quanti sono totalmente inutili come “consumatori” e quindi da ignorare completamente, come se non esistessero.
Di sicuro non interessano quei dati che griderebbero al mondo l’enorme quantità di disagio sociale che sarebbe espresso dalle persone “deboli”, come ultimamente vengono definite nelle stanze istituzionali.
Dott Camillo Gelsumini
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art-a0003r 11/11/2011
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