Finalmente

        Finalmente è riuscita ad avere la chiave; un appartamento di proprietà del comune, superaccessibile; finalmente ritornerà a vivere, insieme alla sua famiglia, una vita un po’ più “normale”.

        Carla, 44 anni, paralizzata dal collo in giù, riesce a malapena a muovere le mani mano, non le braccia. Maledetti tacchi! Tutto è iniziato per colpa loro. Con la piccolina dei suoi quattro figli ad insistere: “mamma non ti metti mai i tacchi ... mamma non ti ho mai vista con i tacchi come tutte le altre mamme” e lei aveva ceduto; tutta in ghingheri, gonna corta, calze velate, un filo di trucco ... e i tacchi; si era sentita quasi una battona, tanto quel look era lontano dalla sua femminilità.

        Poi quelle scale ... non avrebbe saputo dire come era successo, se era inciampata, se aveva preso una storta, fatto sta che era in cima alla rampa e si era svegliata in un letto di ospedale, le avevano detto dopo tre giorni, senza ancora capire quello che era successo; solo una grande confusione che, con i giorni, si era dissipata lasciandola solo con la voce e ... nient’altro; il suo corpo era semplicemente svanito. Tutti intorno al suo letto, i figli, il marito, gli altri parenti; neanche gridare poteva con quella voce ... i bambini credevano che sarebbe guarita. Ah si, aveva anche gli occhi e le orecchie ancora, e con quegli occhi guardava quei due figli diversi... si, diciamolo pure “disabili” anche loro e adesso le pareva di capirli meglio, le sembrava quasi di amarli di più.

        Quante battaglie nei mesi in ospedale, quante guerre dopo, con le commissioni, con le istituzioni, con i medici e gli assistenti sociali, con il mondo intero. Come unica arma: la voce.

        Finalmente aveva avuto la chiave di una casa comunale accessibile e prevista per la disabilità. Emozionata entra dentro e comincia a vedere ... spaziosa, tutti avranno un letto e una camera, soggiorno grande ... bagno ! solo una stanza con i tubi nel muro allacciati a ... niente. Nè lavabo, nè water, niente. Allora inizia a guardare bene ... non c’è la caldaia, i muri sono grigi e neri in alcuni posti, neanche il lavandino in cucina; ma che è successo?

        Nei giorni successivi viene a sapere che la vecchia inquilina, in modo del tutto illegale si è portata via tutto.

        Allora inizia un’altra battaglia con il comune, proprietario dell’appartamento. Settimane e settimane di anticamere, di risposte negative : “non ci sono soldi” sguardi che dicono: “ma trovati contenta che te l’hanno assegata, adesso vuoi anche quello che non diamo a nessuno nonostante la legge e i regolamenti?” “arrangiati”.

        Battaglia vinta, dovranno sistemare tutto. Anche questa volta ce l’ha fatta.

        Allora arriva la sorpresa, l’ultima in ordine di tempo. Non allacciano il gas. La ditta fornitrice si rifiuta di fare la voltura finchè qualcuno pagherà il debito lasciato dalla precedente inquilina di circa 2000 euro.

        Era già tutto pronto per il trascloco, gli amici e i volontari a dare una mano, il furgone trovato gratis i pacchi fatti con l’aiuto dei bambini e ... come si fa ad andare in una casa senza metano? Come ci si laverà? Come si cucinerà? E d’inverno, il riscaldamento... . carla non ne può più, va alla azienda fornitrice del metano e fa una sceneggiata; a quei signori non gliene può fregare di meno. La legge gli permette di agire così. Lei sa che se avesse tempo (circa 10 anni) e soldi (tanti), probabilmente vincerebbe una causa contro di loro, a costo di arrivare all’Alta Corte di Giustizia Europea, ma sa, anche, che per i poveri, per gli svantaggiati, non c’è giustizia contro l’arroganza del capitale, sa con quella consapevolezza che deriva dalla sperimenzazione personale, quella sulla pelle come segni sanguinolenti di frustate che, questa volta, non ha l’energia per un’altra, l’ennesima guerra.

        Allora per la prima volta cede alla violenza della istituzione, è sconfitta e, mentre due lacrime di rabbia le scendono sulle gote, si zittisce, si ritrae a leccarsi le ferite.

  art-a0003h  02/07/2011

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