Libertà di scelta
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Sono iniziati in televisione i soliti dibattiti sul testamento biologico. Chi scrive è un disabile affetto
da una forma di distrofia che, quasi sicuramente, passerà l'ultimo periodo della propria vita
attaccato a delle macchine per la respirazione, alimentato attraverso un buco nello stomaco; per
intenderci, per chi lo ricorda, come il grande Welbi. Al solito, ogni dibattito è una sofferenza per chi
sa già che stanno parlando di lui e di quello che potrà decidere o no.
La prima considerazione da fare è della disonestà intellettuale degli interlocutori. A che tutolo si
permettono di parlare di cose così personali, delle quali non hanno e quasi sicuramente mai avranno
esperienza diretta. Se neanche il sottoscritto sa cosa si prova in quelle fasi terminali, e riesce solo ad
intuire l'enorme sofferenza provata da chi è adesso in quella situazione, come è possibile che loro
abbiano delle certezze.
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A volte mi capita di invidiare chi ha la verità in mano; chi sa tutto e vuole decidere anche per me.
Queste decisioni appartengono ad una sfera talmente personale che dovrebbe essere impensabile
pretendere di normarle limitando la libertà di scelta individuale, invece accade che persone, pervase
da sacro fervore (dove è la differenza con i fanatici musulmani?) si sentano in diritto di scegliere e
decidere per gli altri.
Mi riferisco ai vari Melazzini, Roccella, e perchè no: Ratzinger; gentili signori, per favore, non
toglieteci l'ultima libertà: quella di decidere sulla nostra vita.
Oltretutto, sappiamo tutti quanti che, è già successo tantissime volte e succederà ancora, alla fine, se
proprio vogliamo spegnere le macchine possiamo farlo benissimo, costringendo chi ci ama a farlo
per noi. Perchè allora questa ipocrisia da doppia morale? Perchè ci usate questa sottile violenza,
peggiore di qualunque tortura fisica, perchè ci sottraete l'ultimo nostro diritto umano?
Se la vostra azione, sicuramente in buona fede, dettata dal sacro fuoco serve a tacitare la vostra
coscienza, sappiate che non credo vi farà guadagnare il vostro paradiso; con tutta probabilità, se
esiste, ci ritroveremo tutti assieme all'inferno, anche se, forse non credo che sarei contento della
vostra compagnia; se invece la motivazione è un'altra, allora dobbiamo aprire un diverso discorso.
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Vi siete mai chiesti dove risiedono i pazienti attaccati alle macchine?
La maggior parte è in famiglia. Hanno uno o più famigliari, quasi sempre donne, totalmente
dedicate a loro. Queste "schiave" non hanno più una vita propria. Qualche volta hanno qualche ora
di assistenza fornita dal sociale, spesso questa assistenza è intermittente, quasi mai qualificata; il
tutto ad un costo piuttosto elevato. In sostanza, questi pazienti sono abbandonati a sè stessi e come
splendidamente esprime un vecchio detto: "chi vuole Dio, se lo prega". Tutto è basato sul ricatto
"d'amore" alle famiglie.
Quei pazienti che non è possibile gestire a casa, sono sempre in strutture specializzate, quasi sempre
"private" . Sono assistiti da personale estraneo, e le loro condizioni dipendono dal grado di
consapevolezza, onestà intellettuale e spirito di sacrificio di questo personale; perciò, se sono
fortunati hanno una assistenza almeno decente, se sono sfortunati, in genere, "se ne vanno presto".
Per i pazienti nelle strutture, i costi sono enormi: superano spesso i € 10.000,00 al mese. Bisogna
però riflettere che se, per la società si tratta di costi enormi, per gli istituti, al contrario, si tratta di
entrate finanziarie enormi.
Ora alcune domande:
Perchè per i pazienti a casa si spende così relativamente poco lasciando tutto il peso alla famiglia?
Perchè lo stesso paziente in istituto costa così tanto?
Perchè lo si vuole anche privare della libertà di decidere sulla propria esistenza costringendolo a
subire lo strazio di un qualcosa che non si può più definire vita?
È legittimo almeno sospettare che quest'ultimo fatto abbia a che fare con il giro di soldi che si
potrebbe interrompere.?
Immagino già l'indignazione che queste mie parole possono suscitare. Sappiate però che è proprio la
doppia morale che ci ha insegnato a sospettare la mala fede.
Come io non pretendo di imporre la mia volontà agli altri in decisioni così personali, allo stesso
modo mi aspetto, anzi pretendo, che venga rispettata la mia libertà di scelta. Perciò, cari signori, in
nome di quella coscienza che pretendete di avere, per favore lasciateci vivere e morire come ci
pare! Onestà e rispetto verso gli altri, è così che ci si guadagna il paradiso.
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Un disabile
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art-a0001x 08/03/2011
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